Cos’è la 4° Rivoluzione Industriale

 

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Le cause della chiusura dei negozi di quartiere

MC-FallimentoNel contesto economico sociale odierno è facile pensare che la maggior parte delle attività commerciali fallisca prevalentemente per la “crisi economica“. In realtà, analizzando in maniera meno superficiale la condizione in cui verte una attività commerciale in perdita, è possibile riscontrare numerosi errori di valutazione, gestione e programmazione commessi dal gestore/imprenditore, che influiscono sensibilmente sul rendimento dell’impresa.

In passato bastava tirar su la saracinesca di un qualsiasi locale e pur lavorando male, in maniera inadeguata, poco professionale e con scarso rispetto della normativa (pressocchè inesistente) era possibile realizzare attività di medio successo. I clienti e il denaro si materializzavano all’interno del locale, anche senza attuare particolari strategie di marketing, comunicazione e pianificazione.

La situazione attuale è profondamente cambiata. Gli stili di vita, la velocità con cui si scambiano e condividono le informazioni, una concorrenza che va al di là dei limiti territoriali di una strada, di una città, di una regione o nazione, fanno sì che l’esercizio di un’attività commerciale non sia più cosa semplice. Ci sono alcuni dei principali fattori, che possono seriamente contribuire al fallimento di un’impresa.

Facciamo alcuni esempi: non conoscere i propri limiti e potenzialità. Prima di orientarsi verso la scelta del luogo in cui esercitare la propria attività d’impresa, sarebbe necessario elaborare un progetto, anche solo orientativo, corredato da un verosimile business plan, che tenendo conto delle possibilità d’investimento, indichi all’imprenditore verso quale fascia di locale commerciale è possibile accostarsi. A differenza dei tempi passati, sottovalutare l’impatto sul rendimento dell’impresa del canone di locazione e dei costi di ristrutturazione/adeguamento di un locale, può costituire la principale causa di fallimento di molte attività. L’idea da sola non basta e il locale da solo non garantisce il successo. Una strada, seppur centrale e con una forte pedonalizzazione (passaggio), a fronte di una canone di locazione troppo alto, può non garantire il successo dell’impresa. Una spesa eccessiva per il locale commerciale, potrebbe indurre a sacrificare altri aspetti di fondamentale importanza, come il marketing e la pubblicità e a dover mantenere una produzione non sempre sostenibile, che richiede maggiori costi in termini di personale, merci e magazzino.

Non eseguire una corretta valutazione normativa. Pur considerando che il sistema delle licenze è in declino a favore di una liberalizzazione delle attività commerciali, alcuni settori hanno subito profonde restrizioni. Nel settore della ristorazione, della somministrazione di bevande ed alimenti, pur non basandosi più su di una vera e propria concessione amministrativa, vede in alcune zone come il Centro storico delle maggiori Città italiane, l’instaurarsi di pesanti e restrittivi interventi normativi, che di fatto hanno ridimensionato le possibilità di apertura ed esercizio di attività commerciali in campo alimentare ed enogastronomico. Fidarsi delle parole dell’agente immobiliare o del proprietario del locale o di un amico che ha già un’attività simile, circa la possibilità di avviare in sicurezza un nuovo esercizio commerciale, può farci ritrovare in spiacevoli situazioni. Non pochi imprenditori, dopo aver sottoscritto un contratto di locazione con penali per il recesso anticipato, aver investito per la ristrutturazione e per l’arredamento dei locali, si sono visti negare le autorizzazioni ad esercitare una certa attività commerciale, poichè il locale non era conforme a quanto richiesto dal regolamento comunale o regionale.

Credere che il commercialista sia responsabile dell’intero successo dell’attività e che possa fornire tutte le risposte necessarie. Molti sono convinti che un singolo Professionista, come il Commercialista, possa adoperarsi per qualsiasi problema relativo all’attività d’impresa. Ritenere che un singolo possa da solo fornire tutte le risposte contabili, amministrative, legali, commerciali è assolutamente impensabile. L’attività prevalente del Commercialista è quella di seguire la contabilità dell’impresa, fornire una consulenza tributaria ed amministrativa, supportare i clienti negli adempimenti burocratici. Egli non è preposto alla risoluzione di tutte le problematiche d’impresa e non è tenuto a conoscere tutte le normative esistenti, relative ad ogni settore merceologico. Il suo compito non è quello di avviare la nuova attività. Inoltre egli per poter svolgere la sua normale attività, non può seguire tutte le fasi di avviamento di un’impresa. Per questa attività è necessaria la figura del Tutor (consulente), colui che appunto s’incarica di studiare a fondo il progetto d’impresa e di realizzarlo coordinando tutti i Professionisti dei diversi settori, che in seguito lavoreranno al progetto, anche in relazione alle diverse problematiche e necessità. E’ un pò la differenza che intercorre tra l’istruttore di una palestra ed il personal trainer. Il primo mostra una sola volta come eseguire correttamente l’esercizio e spetta poi al singolo realizzarlo con costanza e nel modo corretto. Il secondo, invece, si fa carico di seguire la persona in tutta la sessione di allenamento e di indurla al raggiungimento del miglior risultato possibile, motivandola, fornendole pareri e consigli, che vanno anche al di la dell’esecuzione del singolo esercizio (alimentazione, stile di vita).e cause

Non ascoltare i segnali del mercato. Ancora oggi è possibile incontrare dei commercianti/imprenditori convinti di poter fare a meno di internet, della pubblicità e dei più comuni e diffusi sistemi di pagamento. I tempi cambiano e le mode anche. Assolutamente necessario stare al passo con i tempi. Se un cliente per effettuare un acquisto a distanza chiedesse l’utilizzo di un sistema di pagamento elettronico garantito, come Pay Pal, perchè non accontentarlo? A fronte di una piccola spesa si potrebbe attirare un numero maggiore di clienti. Rimanere ancorati su vecchie posizioni non aiuta. La concorrenza non conosce confini e perdere un cliente è facilissimo, riconquistarlo molto difficile. Essere assenti sul web, non avere un sito web della propria attività commerciale, equivale ad essere totalmente sconosciuti al mercato. Oggi, i costi di realizzazione di un sito sono estremamente bassi e consentono di far conoscere l’impresa al di là dei confini territoriali della propria strada. I costi di realizzazione di un sito web possono tranquillamente esser portati in deduzione dall’imponibile, non sarebbe meglio investirli nell’immagine dell’impresa?

Avere fretta. Un detto popolare recita: “la fretta fa i figli ciechi”. In questo ambito questa espressione è più che mai veritiera. Avere fretta, può non dare il tempo di conoscere e valutare a pieno tutti i pro e i contro delle diverse componenti necessarie all’avviamento di un’attività commerciale e può indurre in errore. Prima di firmare un qualsiasi contratto, fare un acquisto, è bene prender tempo, una scelta sbagliata, prima fra tutte quella del locale, può realizzare il fallimento del progetto prima ancora di iniziarlo.

La scelta dei propri collaboratori e consulenti. Risparmiare sui propri dipendenti e consulenti (commercialista, avvocato, esperto di marketing), accontentandosi del meno caro o di quello vicino casa, può seriamente minare il successo dell’impresa. Come le fondamenta di un palazzo e i suoi elementi portanti, che se non realizzati a dovere e con materiali idonei, potrebbero far venir giù l’intera struttura al primo sussulto. I danni che può causare un incompetente superano di gran lunga la spesa del Professionista. “Chi più spende meno spende”.

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L’impresa, il territorio e le logiche manageriali

cappello3Abbiamo sempre studiato l’impresa nei suoi rapporti con il territorio attraverso un approccio manageriale che ha nei fatti considerato il contesto territoriale come un puro e semplice “oggetto”, un terreno di conquista, una risorsa da sfruttare piuttosto che un fattore produttivo da interiorizzare, un qualcosa di cui appropriarsi attraverso atti di scambio commerciali ed emozionali per ciò che la relazione con quello spazio rifletteva per i contraenti. L’impresa capitalistica, quella distaccata, tecnica, calcolatrice e guidata da una tecnostruttura manageriale vicina alle proprie esigenze, piuttosto che a quelle della comunità di interessi che gravitano intorno ad essa, frequentemente si è appropriata delle risorse di un territorio, per poi abbandonarlo quando queste si erano esaurite, oppure quando il territorio nel suo progredire richiamava maggiori attenzioni introducendo crescenti vincoli all’azione dell’impresa o, comunque, quando, per una ragione o per un’altra, si presentavano altrove condizioni più favorevoli.

Come dire che produrre in un’area o in un’altra non fa differenza alcuna; come dire che il solo fine dell’impresa è la massimizzazione del profitto; come dire che il processo decisionale deve fondarsi sul breve periodo, quello delle trimestrali di bilancio, piuttosto che su un orizzonte che trascende le vicende delle singole persone.

Ed è così che la teoria della sostenibilità (cioè l’agire per la ricostituzione delle risorse che si usano) concetto oggi tanto diffuso e tanto sbandierato come vessillo della correttezza manageriale, si trasforma in una semplice copertura culturale, un concetto pieno di vuoto, alla stregua della teoria degli stakeholder, vissuta dall’impresa capitalistica manageriale per nascondere l’intimo pensiero del business, che come tale riconosce un unico e vero protagonista: il capitale.

Purtroppo è a questo tipo di impresa che sono ispirate le tecniche manageriali provenienti da oltre oceano sulle ali di prestigiose Business School. Quelle tecniche e quelle logiche delle quali ci siamo nutriti e alle quali abbiamo in qualche modo asservito il nostro pensiero, abdicando alla nostra fondante identità culturale in campo economico aziendale e avvicinandoci con soggezione e timore reverenziale al luccicante mondo della lingua inglese, meglio sarebbe dire statunitense, che colonizza il pensiero manageriale fondato su altri linguaggi, relegandolo in una diversità che perde l’orgoglio di sé e osserva timidamente l’avanzare dell’omologazione e della subalternità culturale.

Il territorio è la sede della memoria culturale delle generazioni che l’hanno attraversato, vissuto, costruito a volte distrutto, poi ricostruito e comunque modificato; un patrimonio di storie, unico e irripetibile. Un forziere di valori, conoscenze, cultura, arte, spesso invisibili, perché sepolti sotto una spessa coltre di polvere, prodotta dalla velocità imposta da un “fare” che impedisce di “agire” e pensare il futuro con piena consapevolezza di sé.

Il territorio vive e si modifica sulla base delle imprescindibili relazioni che si realizzano tra i soggetti che lo compongono e che lo trasformano continuamente, rendendolo posto unico e irripetibile, con un’anima. Sono il campo di gioco in cui si realizza la sfida creativa, è il luogo ove l’innovazione si forma, o non si forma, in relazione al suo caratterizzarsi per un’atmosfera creativa, connessa alla presenza di una qualità della vita costellata da arte, utopia, sogno, umiltà, curiosità, diversità, che disarticolano il pensiero smontandone le forme consolidate e lo aprono al mondo e agli entusiasmi dell’innovazione e del cambiamento.

L’impresa resta un’àncora fondamentale per la tenuta del tessuto sociale, oltre che economico. Soprattutto in momenti di crisi come quello che stiamo attraversando. A chi fa impresa nel rispetto delle regole e con l’obiettivo di costruire qualcosa di duraturo, deve andare il rispetto e l’incoraggiamento di tutti, a partire dalle istituzioni. Siamo una regione che ha tutte le carte in regola per mantenere alto il proprio prestigio nel mondo a partire dalle proprie produzioni di qualità, dalla creatività diffusa, dalla capacità di innovare. Tutte doti che si ritrovano nelle nostre imprese, anche le più piccole, a cui bisogna dare fiducia e strumenti per crescere e competere.

A. Mautone
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CANON MARIGLIANO: “abbiamo le competenze, le tecnologie e il supporto della multinazionale Canon per affrontare la sfida della digitalizzazione”

brochureIl Piano Nazionale Industria 4.0, approvato dal governo italiano a fine 2016 si inserisce all’interno del disegno europeo che vede ben 12 Paesi membri, tra cui Francia, Germania e Spagna, concentrare in modo coordinato i propri sforzi economici e strutturali per affrontare le sfide della digitalizzazione. Contenuto all’interno della Legge di Bilancio 2017, promuove l’adozione di soluzioni tecnologiche a supporto dei processi produttivi, stimolando gli investimenti privati in ricerca, sviluppo e innovazione. All’interno di questo progetto un ruolo chiave è assegnato alle risorse umane che, grazie alle loro skills e competenze, saranno in grado di cogliere le sfide e le opportunità offerte dalla digitalizzazione. Per questo motivo, il Piano pone come obiettivo per il 2020 la creazione di Competence Center Nazionali e la formazione di 200.000 studenti universitari e 3.000 manager specializzati sui temi dell’Industria 4.0.

Gli incentivi pubblici di supporto agli investimenti, strumenti di Super e Iper ammortamento che permettono una supervalutazione del 140% degli investimenti in beni strumentali che siano acquistati nuovi o in leasing, come soluzioni di advanced manufacturing e automazione industriale e del 250% include anche i beni immateriali quali sistemi IT e software. Tra questi sono presenti applicazioni per la progettazione di sistemi produttivi che tengano conto dei flussi dei materiali e delle informazioni, soluzioni cloud e sistemi informativi a supporto della produzione, software per la gestione della qualità nei processi industriali e piattaforme per la protezione di reti, dati, programmi, macchine e impianti.

Digitalizzare i processi è qualcosa di ben diverso sia dalla semplice automazione di attività isolate sia dalla mera dematerializzazione di documenti cartacei. Si tratta di un cammino in più tappe: rinunciare alla carta per archiviare le informazioni; strutturare le informazioni in basi di dati; gestire le informazioni non più attraverso il supporto statico dei documenti, bensì con flussi digitali di dati strutturati. Raggiungere ciascuna di queste tappe comporta l’introduzione di elementi d’innovazione diffusa: di carattere organizzativo, di riprogettazione dei processi e, soprattutto, di stampo “culturale”.

A supporto di tale filosofia, sono state sviluppate da Canon una serie di funzionalità comuni a tutti i modelli della terza generazione image RUNNER ADVANCE, con particolare attenzione al mobile working e all’ ampiamento della connettività. Canon ha realizzato il sistema image RUNNER ADVANCE basandosi su un’infrastruttura di manutenzione intuitiva. I tecnici e gli IT manager possono controllare lo stato dei dispositivi e avere accesso alle informazioni riguardanti qualsiasi intervento di manutenzione proveniente da PC o device mobile, migliorando così i tempi di risposta e aumentando la probabilità di una prima riparazione.

Canon IT&OFFICE Marigliano – www.mediadigital.it

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