Silicon Valley, dove i talenti diventano imprenditori globali

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Cos’è la 4° Rivoluzione Industriale

 

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L’impresa, il territorio e le logiche manageriali

cappello3Abbiamo sempre studiato l’impresa nei suoi rapporti con il territorio attraverso un approccio manageriale che ha nei fatti considerato il contesto territoriale come un puro e semplice “oggetto”, un terreno di conquista, una risorsa da sfruttare piuttosto che un fattore produttivo da interiorizzare, un qualcosa di cui appropriarsi attraverso atti di scambio commerciali ed emozionali per ciò che la relazione con quello spazio rifletteva per i contraenti. L’impresa capitalistica, quella distaccata, tecnica, calcolatrice e guidata da una tecnostruttura manageriale vicina alle proprie esigenze, piuttosto che a quelle della comunità di interessi che gravitano intorno ad essa, frequentemente si è appropriata delle risorse di un territorio, per poi abbandonarlo quando queste si erano esaurite, oppure quando il territorio nel suo progredire richiamava maggiori attenzioni introducendo crescenti vincoli all’azione dell’impresa o, comunque, quando, per una ragione o per un’altra, si presentavano altrove condizioni più favorevoli.

Come dire che produrre in un’area o in un’altra non fa differenza alcuna; come dire che il solo fine dell’impresa è la massimizzazione del profitto; come dire che il processo decisionale deve fondarsi sul breve periodo, quello delle trimestrali di bilancio, piuttosto che su un orizzonte che trascende le vicende delle singole persone.

Ed è così che la teoria della sostenibilità (cioè l’agire per la ricostituzione delle risorse che si usano) concetto oggi tanto diffuso e tanto sbandierato come vessillo della correttezza manageriale, si trasforma in una semplice copertura culturale, un concetto pieno di vuoto, alla stregua della teoria degli stakeholder, vissuta dall’impresa capitalistica manageriale per nascondere l’intimo pensiero del business, che come tale riconosce un unico e vero protagonista: il capitale.

Purtroppo è a questo tipo di impresa che sono ispirate le tecniche manageriali provenienti da oltre oceano sulle ali di prestigiose Business School. Quelle tecniche e quelle logiche delle quali ci siamo nutriti e alle quali abbiamo in qualche modo asservito il nostro pensiero, abdicando alla nostra fondante identità culturale in campo economico aziendale e avvicinandoci con soggezione e timore reverenziale al luccicante mondo della lingua inglese, meglio sarebbe dire statunitense, che colonizza il pensiero manageriale fondato su altri linguaggi, relegandolo in una diversità che perde l’orgoglio di sé e osserva timidamente l’avanzare dell’omologazione e della subalternità culturale.

Il territorio è la sede della memoria culturale delle generazioni che l’hanno attraversato, vissuto, costruito a volte distrutto, poi ricostruito e comunque modificato; un patrimonio di storie, unico e irripetibile. Un forziere di valori, conoscenze, cultura, arte, spesso invisibili, perché sepolti sotto una spessa coltre di polvere, prodotta dalla velocità imposta da un “fare” che impedisce di “agire” e pensare il futuro con piena consapevolezza di sé.

Il territorio vive e si modifica sulla base delle imprescindibili relazioni che si realizzano tra i soggetti che lo compongono e che lo trasformano continuamente, rendendolo posto unico e irripetibile, con un’anima. Sono il campo di gioco in cui si realizza la sfida creativa, è il luogo ove l’innovazione si forma, o non si forma, in relazione al suo caratterizzarsi per un’atmosfera creativa, connessa alla presenza di una qualità della vita costellata da arte, utopia, sogno, umiltà, curiosità, diversità, che disarticolano il pensiero smontandone le forme consolidate e lo aprono al mondo e agli entusiasmi dell’innovazione e del cambiamento.

L’impresa resta un’àncora fondamentale per la tenuta del tessuto sociale, oltre che economico. Soprattutto in momenti di crisi come quello che stiamo attraversando. A chi fa impresa nel rispetto delle regole e con l’obiettivo di costruire qualcosa di duraturo, deve andare il rispetto e l’incoraggiamento di tutti, a partire dalle istituzioni. Siamo una regione che ha tutte le carte in regola per mantenere alto il proprio prestigio nel mondo a partire dalle proprie produzioni di qualità, dalla creatività diffusa, dalla capacità di innovare. Tutte doti che si ritrovano nelle nostre imprese, anche le più piccole, a cui bisogna dare fiducia e strumenti per crescere e competere.

A. Mautone
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CANON MARIGLIANO: “abbiamo le competenze, le tecnologie e il supporto della multinazionale Canon per affrontare la sfida della digitalizzazione”

brochureIl Piano Nazionale Industria 4.0, approvato dal governo italiano a fine 2016 si inserisce all’interno del disegno europeo che vede ben 12 Paesi membri, tra cui Francia, Germania e Spagna, concentrare in modo coordinato i propri sforzi economici e strutturali per affrontare le sfide della digitalizzazione. Contenuto all’interno della Legge di Bilancio 2017, promuove l’adozione di soluzioni tecnologiche a supporto dei processi produttivi, stimolando gli investimenti privati in ricerca, sviluppo e innovazione. All’interno di questo progetto un ruolo chiave è assegnato alle risorse umane che, grazie alle loro skills e competenze, saranno in grado di cogliere le sfide e le opportunità offerte dalla digitalizzazione. Per questo motivo, il Piano pone come obiettivo per il 2020 la creazione di Competence Center Nazionali e la formazione di 200.000 studenti universitari e 3.000 manager specializzati sui temi dell’Industria 4.0.

Gli incentivi pubblici di supporto agli investimenti, strumenti di Super e Iper ammortamento che permettono una supervalutazione del 140% degli investimenti in beni strumentali che siano acquistati nuovi o in leasing, come soluzioni di advanced manufacturing e automazione industriale e del 250% include anche i beni immateriali quali sistemi IT e software. Tra questi sono presenti applicazioni per la progettazione di sistemi produttivi che tengano conto dei flussi dei materiali e delle informazioni, soluzioni cloud e sistemi informativi a supporto della produzione, software per la gestione della qualità nei processi industriali e piattaforme per la protezione di reti, dati, programmi, macchine e impianti.

Digitalizzare i processi è qualcosa di ben diverso sia dalla semplice automazione di attività isolate sia dalla mera dematerializzazione di documenti cartacei. Si tratta di un cammino in più tappe: rinunciare alla carta per archiviare le informazioni; strutturare le informazioni in basi di dati; gestire le informazioni non più attraverso il supporto statico dei documenti, bensì con flussi digitali di dati strutturati. Raggiungere ciascuna di queste tappe comporta l’introduzione di elementi d’innovazione diffusa: di carattere organizzativo, di riprogettazione dei processi e, soprattutto, di stampo “culturale”.

A supporto di tale filosofia, sono state sviluppate da Canon una serie di funzionalità comuni a tutti i modelli della terza generazione image RUNNER ADVANCE, con particolare attenzione al mobile working e all’ ampiamento della connettività. Canon ha realizzato il sistema image RUNNER ADVANCE basandosi su un’infrastruttura di manutenzione intuitiva. I tecnici e gli IT manager possono controllare lo stato dei dispositivi e avere accesso alle informazioni riguardanti qualsiasi intervento di manutenzione proveniente da PC o device mobile, migliorando così i tempi di risposta e aumentando la probabilità di una prima riparazione.

Canon IT&OFFICE Marigliano – www.mediadigital.it

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